Decanter, serve veramente?

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Il Decanter è molte volte oggetto di discussione prima di gustare un buon vino, ma noi vogliamo spiegarvi come usarlo e quando usarlo.

Capita molto spesso che il decanter faccia la fine di un soprammobile o diventi parte dell’arredamento di casa, molto spesso finisce nelle scatole da regalo quasi come se fosse un oggetto qualunque. La verità è che il decanter gioca un suo ruolo ben preciso, c’è un modo di utilizzarlo che va contro il normale travaso del vino dalla bottiglia alla nostra ampolla e soprattutto c’è un tempo in quale il decantare svolge il suo compito e sarà proprio il vino a beneficiarne il trattamento.

Una considerazione va fatta, e sicuramente è quella di quale vini è meglio degustare con l’aiuto di un decanter. Attenzione però, non stiamo dicendo che il decanter non va utilizzato, tutto sommato può svolgere lo stesso ruolo di una caraffa, semplicemente in alcuni casi sarebbe sprecato il suo impiego. Quando facciamo questo genere di distizione è chiaramente perché stiamo alludendo all’utilizzo della nostra meravigliosa ampolla di vetro coi vini di una certa età o meglio, di un certo invecchiamento. A differenza dei vini giovani che molte volte definiamo di “pronta beva”, ci sono vini dia certa pregiata produzione e già con una certa età, basti pensare ad un semplice Brunello di Montalcino che alla sua prima comparizione sul commercio ha già compiuto 5 anni (da disciplinare). Potremmo stare qui a parlare di forme di decanter più adatte o meno, quello che pensiamo realmente è che va utilizzato quando in tavola ci sono dei vini che superino almeno i 5 anni. Dopodiché entra in gioco la nostra modalità di degustazione. E’ chiaro che se abbiamo un vino di 10/12 anni, apriamo la bottiglia, travasiamo nel decantare intorno alle 13/14 e vogliamo degustare il vino intorno alle 19/20 quando andremo a versare i primi calici avremo l’opportunità di poter gustare un vino già ampiamente ossigenato, quasi privo di tannini e completamente pronto in tutta la sua struttura e gradevolezza. All’inverso se vogliamo assaporare l’evoluzione del vino apriremo la bottiglia sì con qualche ora di anticipo ma non troppo, forse 1/2 ore saranno sufficienti ma nel nostro percorso di degustazione del vino stesso avremo la possibilità di conoscere l’evoluzione del vino calice dopo calice.

Vogliamo però fare un piccolo approfondimento e farvi conoscere una piccola tecnica ormai poco usata soprattutto tra ristoratori e wine bar. Quando stiamo per aprire un vino discretamente invecchiato, vi invitiamo a versarlo piano nel decantare e di utilizzare una candela da tenere vicino al collo dello della bottiglia per permetterci di vedere in controluce. Questo procedimento ci aiuterà a vedere quando durante il travaso i sedimenti accumulati all’interno della bottilglia si staranno avvicinando alla fuoriuscita e quindi smettendo di versare potremo avere una separazione dal vino a quella che banalmente viene chiamata “fonda”. In questo modo non ritroveremo la fonda nel nostro decantare ma solamente il vino che è la parte che ci interessa realmente.

col dorcia brunello

Trebbiano e tutto quello che non sapevi

Trebbiano

Quando parliamo del Trebbiano dobbiamo sapere che si tratta dell’uva bianca più coltivata in Italia.

Conosciuto in Francia come Ugni blanc, rappresenta uno dei vigneti più diffusi in Italia e anche nella Francia stessa, grazie alla sua capacità di adattamento al territorio e condizioni climatiche.

La sua vasta diffusione deriva da una grande capacità produttiva e alle caratteristiche che riesce a dare ai propri vini piuttosto gradevoli e facilmente commerciabili per i produttori di vino. Il Trebbiano è un vino molto neutro e viene spesso inserito nella mescita della produzione di altri vini e quindi presente in molte DOC, basti pensare che solo in Italia detiene 7 DOC completamente sue come il Trabbiano d’Abruzzo, Trebbiano di Romagna, Trebbiano di Arborea , Trebbiano di Aprilia, Trebbianino Val Trebbia dei Colli Piacentini e il Trebbiano Spoletino.

Una produzione quella del Trebbiano che si estende per oltre 60 mila ettari in tutto il nostro territorio e che per estensione supera anche le quantità del Sangiovese. Sicuramente tra i più famosi conosciamo quello di Abruzzo e di Emilia Romagna, ma c’è da dire che per esempio in Toscana raggiunge la sua massima espressione in quello che diventa il Vin Santo del Chianti.

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Ovviamente le caratteristiche variano a seconda del territorio e delle condizioni e possiamo dire che nel Trebbiano di Soave, in Veneto otteniamo forse la miglior qualità di questa straordinaria uva che si adatta facilmente e viene utilizzata veramente in grandi quantità da tutti i produttori d’Italia.

Tra i nostri vini sicuramente spicca quella dell’azienda Antonelli San Marco di Montefalco in Umbria. Dal quale qui di seguito riportiamo le caratteristiche come indicate dal loro sito web.

Trebbiano Spoletino scopri qui

Varietà: Trebbiano Spoletino 100% da nostra selezione massale di vecchie viti maritate con aceri.
Resa per ettaro: 50 hl.
Prima annata di produzione: 2007.
Vigneti: situati in collina, a circa 350 m di altitudine; esposizione ovest; allevamento a Guyot.
Vendemmia: generalmente nella seconda metà di ottobre; raccolta manuale.
Vinificazione: macerazione pellicolare, pressatura soffice, chiarifica statica a freddo; fermentazione in botti di rovere da 25 hl senza controllo della temperatura.
Affinamento: sulle fecce di fermentazione per 6 mesi; quindi in bottiglia per 4 mesi.
Degustazione: giallo paglierino intenso tendente all’oro. Impatto olfattivo di grande intensità e persistenza; fruttato e floreale, si riconoscono fiori di mandorlo, biancospino, agrumi e frutta tropicale; finale leggermente speziato. Al palato è strutturato e molto sapido. La grande struttura acida, tipica del Trebbiano Spoletino, si fonde in un perfetto e sorprendente equilibrio con gli altri elementi. Ottime la persistenza e la corrispondenza gusto-olfattiva.
Abbinamenti: accompagna salumi nobili quali prosciutto crudo e culatello, terrine e carpacci. Si serve con primi di struttura a base di pesce; spaghetti alla carbonara, risotto allo zafferano e secondi elaborati a base di pesce o carni bianche. Infine, con formaggi saporiti.
Periodo ottimale di consumo: è un vino che può essere consumato subito, ma che continua ad affinarsi in bottiglia per diversi anni.
Temperatura di servizio: 12 – 14°C.
Disponibile nei formati: 0,75 litri e 1,5 litri in astuccio in legno.

Trebbiano Spoletino

Pinot Nero… L’internazionale

pinot nero

Il Pinot Nero, uno dei vitigni simboli di eleganza e complessità, conosciuto e amato in tutto il mondo.

Famoso in tutto il mondo il Pinot Nero è un vitigno a bacca rossa utilizzato per la produzione di vini di alta classe, anche se non è così semplice come si possa penare.

E’ un vitigno estremamente complesso e per poter ottenere un vino all’altezza delle sue qualità bisogna essere dotato di una grande educazione enologa, bensì di grande abilità e maestria.

Il Pinot Nero nasce nella famosa Borgogna in Francia e si narra che in questa zona la produzione dello stesso avviene da almeno oltre 2000 anni. A seconda delle località presenti nel territorio della Borgogna e delle condizioni ambientali il Pinot Nero assume caratteristiche differenti.

Il Pinot Nero è un vitigno internazionale e viene coltivato e prodotto in tutto il mondo, chiaramente come citato sopra è un vitigno complesso e molte volte non compreso. In alcuni casi abbiamo veramente dei vini di altissimo livello e apprezzati in ogni angolo della terra mentre in molti altri casi viene quasi disprezzato per il suo poco tono e appunto la sua complessità.

La produzione di Pinot Nero in Italia avviene da secoli e gli interpreti sono di grande livello, basti pensare alle zone di produzione come nel Veneto, il Friuli, Oltrepò Pavese, la Franciacorta e  ovviamente il “Blauburgunder” del Trentino Alto Adige. Da qualche tempo anche in Valle d’Aosta e in Toscana si sta intraprendendo produzioni di vini a base di Pinot Nero, noi abbiamo provato il Cabro Black di Tenute Colonnari, estremamente consigliato.

In Italia ha due diverse varietà, se così possiamo dire, una caratterizzata dalla vinificazione “in nero” con la seguente produzione di vino rosso dai toni morbidi ed eleganti con grandi prestazioni negli anni durante l’invecchiamento (leggi articolo).

La seconda vinificazione avviene in bianco e la produzione a distanza delle bucce che da vita alle notevoli bollicine italiane.

Quello che possiamo dire è che il Pinot Nero è veramente un vino di grande importanza, ma allo stesso tempo non per tutti i palati. Per assurdo, pur essendo un vino rosso si adatta benissimo ad accompagnare piatti di pesce, e gode di una grande leggerezza. Chi conosce il Pinot Nero e le sue qualità, conosce il vino.

Il Nostro Pinot
Le Bollicine
Tutto quelle che in Sudtirol…

pinot nero

Creare una cantina di vino? Scopri come

Creare una cantina di vino

Affrontiamo step by step questi punti che permetteranno ad ognuno di noi di creare una cantina di vino a casa propria e assieme conosceremo alcuni degli aspetti che molte volte si sottovalutano.

Molti appassionati e seguaci ci chiedono come creare una cantina di vino, abbiamo deciso tramite questo articolo di spiegarvi come con dei piccoli e semplici passaggi possiamo conservare il vino e cominciare a creare una cantina di vino personale.

1) Tra le basi di una buona conservazione c’è sicuramente la temperatura. E’ fondamentale per ottenere e poter creare una cantina di vino valida non portare il vino a notevoli sbalzi termici; dal caldo al freddo o viceversa. Nella maggior parte dei casi questa escursione danneggia il tappo e il vino stesso. Il nostro consiglio è di mantenere un ambiente che vada dai 12 ai 16 gradi ma anche tra i 18 e i 20 è più che accettabile.

2) Siccome parliamo proprio di come creare una cantina di vino, sarebbe ottimo l’utilizzo di un locale sotterraneo dove non ci sia in alcun modo l’ingresso della luce esterna che danneggia il vino sia per la forza che hanno i raggi sia per il calore che produce, si rischierebbe di non avere la temperatura desiderata come dicevamo poco fa. Evitiamo luoghi soggetti a vibrazioni.

3) Facciamo chiarezza sugli standard da mantenere nell’ambiente. Se vogliamo creare una cantina di vino non possiamo pretendere di utilizzare lo stesso locale come magazzino, ripostiglio o garage. E’ necessario mantenere il luogo pulito e possibilmente senza troppe cianfrusaglie attorno, il tappo assorbe gli odori e li trasmette al vino, quindi se vogliamo realmente degustare ciò che abbiamo all’interno della bottiglia è ottimale cercare di non alterarlo in nessun modo.

Creare una cantina di vino

4) Uno dei fattori che gioca a favore del vino è senza dubbio l’umidità, la sua presenza è un punto a favore per la conservazione. Abbiate cura anche delle etichette però, se possiamo dire che “l’abito non fa il monaco” e in questo caso è assolutamente vero perché è il contenuto delle nostre bottiglie quello che ci interessa. E’ vero anche però che l’etichetta è il passaporto delle nostre bottiglie, il suo documento di riconoscimento e molte volte un grande vino, dotato di un etichetta diciamo così “elegante” da maggior soddisfazione a tutti noi amanti del vino e che abbiamo deciso di creare una cantina di vino personale.

5) Quinto ed ultimo punto, forse tra i più importanti e d’obbligo da citare per la conservazione e l’affinamento continuo; come nel caso dei vini rossi “invecchiati”. Le bottiglie vanno mantenute in posizione “orizzontale”, c’è bisogno che il tappo in sughero rimanga sempre umido e meno permeabile all’aria.

Per i grandi appassionati si comincia con il creare una cantina di vino personale, e si finisce col diventare dei veri e proprio collezionisti. Dietro una bottiglia c’è la storia delle persone che hanno lavorato per realizzarla, c’è la storia e la tradizione delle aziende che da anni lavorano e studiano per offrire prodotti sempre più all’altezza. Dietro a una bottiglie c’è anche la nostra storia, la nostra passione e in un certo senso il nostro cammino, che abbiamo deciso di percorrere grazie all’amore per il vino e che scopriamo ogni volta che assaggiamo un vino nuovo o semplicemente riscopriamo un vino che aveva colpito il nostro cuore.

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Alcuni esperti in materia, link esterni:
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Creare una cantina di vino

 

Il Prosecco della Valdobbiadene

Prosecco della Valdobbiadene

La geografia, le qualità e le caratteristiche del prosecco della Valdobbiadene. La storia di una delle bollicine più apprezzate del nostro paese e non solo.

Quando parliamo di Prosecco della Valdobbiadene dobbiamo innanzitutto pensare che stiamo facendo riferimento alla produzione un vino DOCG, quindi di una specifica zona geografica del trevigiano, in particolare nella fascia collinare tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene.

I comuni della Valdobbiadene che fanno parte del comprensorio della DOCG sono 15: Conegliano, Susegana, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, Follina, Miane, San Pietro di Feletto, Refrontolo, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Vidor e Valdobbiadene.

Ci sono delle precisazioni da fare, come già ovvio che sia il Prosecco di Conegliano-Vldobbiadene è solo in versione spumante, può anche essere chiamato Prosecco Superiore e il cru della denominazione o meglio della sottozona nel quale ritroviamo il Cartizze che viene chiamato Valdobbiadene Superiore di Cartizze.

Andiamo a conoscere meglio questo vino tanto conosciuto, distribuito e soprattutto tanto amato dai fan delle bollicine italiane. Il Prosecco della Valdobbiadene si riconosce per la sua eleganza, il colore giallo paglierino e una modesta corposità. All’olfatto è impossibile fare a meno di notare il profumo fruttato e floreale che questo vino regala.

Bisogna però precisare come indicato sopra che il territorio della DOCG si estende per ben 15 comuni con un totale di più di 150 cantine, le quali ognuna ha una propria produzione e una propria linea del Prosecco della Valdobbiadene, che ora approfondiremo.

Prosecco della Valdobbiadene

Il Prosecco della Valdobbiadene DOCG può essere raggruppato in queste voci:
Brut, Extra Dry, Dry e i Cru.

BRUT
L’interpretazione più moderna e internazionale, caratterizzata da profumi di agrumi, note vegetali e floreali addizionate ad un gusto vivace. Ideale da abbinare con pesce, sia primi piatti che secondi. La temperatura di servizio consigliata come solitamente indicato sulle bottiglie stesse è di 7-9°C.

EXTRA DRY
Il termine appartiene alla versione tradizionale del prosecco della Valdobbiadene. Il colore è paglierino brillante dotato di un perlate vivace. Al naso è ricco di frutta, tra cui mela e pera, morbido al palato e al tempo stesso asciutto grazie a una notevole vivacità. Le ore dell’aperitivo o comunque prima dei pasti sono quelle più indicate per questo genere di vino che può accompagnare piatti di pesce e zuppe di legumi.
DRY
Forse la versione meno conosciuta del prosecco della Valdobbiadene. Il profumo è deciso con sentori di frutta dolce, il colore è giallo scarico ed ha un gusto sapido e piacevolmente abboccato.

Prosecco della Valdobbiadene

Il Metodo

Il metodo di spumantizzazione storico è il Martinotti o anche Charmat dalle quali si ottengono le bottiglie Brut, Extra Dry e Dry in base alla concentrazione di zucchero residuo dopo la fermentazione in autoclave.

La scuola enologica di Conegliano dove è nato il metodo di spumantizzazione Conegliano Valdobbiadene, messo a punto da Antonio Carpenè ha un ruolo fondamentale nell’elaborazione.

L’uva viene raccolta a mano nei vigneti e trasportata in cantina dove avviene l’avvio alle lavorazioni. Il primo passaggio è quello della pressatura, grazie all’utilizzo di macchine sofisticate che agiscono in maniera morbida per poter estrarre solo il mosto fiore. Calcolate che da 10kg di uva si ottengono circa 70 litri di vino. Dopodiché segue la decantazione, dove il mosto viene lasciato lasciato risposare a freddo in vasche d’acciaio per circa 10-12 ore.

Al termine della decantazione inizia la vinificazione grazia ai fermenti naturali che aggiunti al mosto provocano la fermentazione alcolica che si svolge per 15-20 giorni in vasche d’acciaio ad una temperatura costante di 18-20 gradi. Al termine della vinificazione si ottiene il vino base.

La spumantizzazione

Una volta ottenuto il vino base, si aspetta che il liquido sia illimpidito per poter cominciare con la spumantizzazione. Molte volte, diverse partite presenti in cantina dopo un assaggio sono assemblate: i vini che fino a quel momento sono rimasti suddivisi per provenienza, periodo di vendemmia e caratteristiche organolettiche sono riunite in precise proporzioni.

La presa di spuma si ottiene con metodo italiano, grazie all’utilizzo delle autoclavi dove si trova il vino e nelle quali vengono introdotti zucchero e lieviti. Con questa tecnica si possono preservare gli aromi dell’uva mantenendo un vino fruttato e floreale.

Con il metodo Martinotti durante la rifermentazione i lieviti utilizzano lo zucchero per produrre CO2, o meglio le bollicine che caratterizzano il Prosecco della Valdobbiadene.

Il metodo italiano prevede la rifermentazione in autoclave per almeno 30 giorni, basandosi sulla trasformazione dello zucchero in anidride carbonica, grazie al lavoro dei lieviti.
In funzione dei parametri di processo si otterrà il vino desiderato con il residuo zucchero voluto.

Quando si vuole produrre un Prosecco superiore di particolare complessità allora si esegue il cosiddetto “charmat lungo” con il quale lo spumante affina sui lieviti, rimescolati periodicamente in autoclave, per almeno 3 mesi. Alcuni produttori lo utilizzano, ad esempio, per la loro linea millesimata. Al termine della spumantizzazione avviene l’imbottigliamento e, dopo 30-40 giorni, il vino è pronto per essere immesso sul mercato. Lo Charmat si usa, in massima parte, anche per il frizzante. Chiaramente per il tranquillo non serve alcuna elaborazione.

Link utili:
Il nostro Valdobbiadene
Consorzio di tutela della Valdobbiadene
Strada del vino della Valdobbiadene

San Biagio e il suo Barolo…

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San Biagio, azienda storica piemontese in un articolo che parla e descrive la sua tradizione e il suo amore per il Barolo.

Tra le aziende di spicco del nostro portale senza dubbio c’è il nome di San Biagio, l’azienda familiare che da anni rispetta tradizione e qualità dei vini di un territorio unico e caratteristico come i 18HA sui quali si estendono le vigne dell’azienda piemontese. L’Azienda Agricola San Biagio è situata a La Morra, uno degli undici Comuni del Barolo, sulle pendici dell’omonimo bricco.

La proprietà si estende su una superficie di 18 HA ed appartiene alla Famiglia Roggero, da più generazioni. Attorniata da splendidi vigneti, gode di un panorama suggestivo che spazia sulle Langhe, ricche di castelli e di storia. Questa località ospitava un monastero di Monaci Benedettini (Priorato di San Biagio, anno 1050), i quali dedicavano questa terra alla coltura della vite. Tutti i vigneti appartenenti all’Azienda fanno parte delle Grandi Vigne del Barolo del Comune di La Morra: con delibera n. 21 del 15 Aprile 1994, il consiglio comunale approvava i confini delle sottodenominazioni geografiche ad alta vocazione viticola per la coltivazione del vitigno Nebbiolo da Barolo.

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La Cantina storica ha sede nella vecchia costruzione colonica risalente al 1923: sotto volte alte e strette, si susseguono botti in rovere di grandi, medie capacità, in cui il Barolo delle diverse annate si affina. Nel Duemila, accanto a quest’ultima, è stata realizzata una nuova cantina, dotata di una moderna zona di vinificazione e di locali completamente interrati, dove matura il vino in tonneaux e barriques ed ingentilisce quello già in bottiglia. L’Azienda è a conduzione familiare, il cui titolare, Giovanni, è il coordinatore. Le vigne sono condotte dall’agrotecnico Davide, il quale ne cura le lavorazioni ed i controlli fitosanitari, in conformità alle direttive dettate dalla Comunità Europea per un’agricoltura ecocompatibile. L’enologo Gianluca segue la vinificazione, imprimendo nei vini una forte caratterizzazione e rispettandone la tipicità.

La visita all’Azienda San Biagio è un piacevole momento: nella cornice di uno splendido paesaggio si possono ammirare le vigne e le cantine, scoprendo nei vini lo spirito dell’Azienda. Su prenotazione proponiamo degustazioni, tour nei vigneti e nelle cantine, pacchetti turistici. Tiziana farà da guida in lingua italiana e straniera.

Barolo Bricco, San BiagioBarolo, San Biagio

Essere Brunello di Montalcino

Essere Brunello di Montalcino

Famoso in tutto il mondo, per la sua longevità ed eleganza, il Brunello di Montalcino è un mito ma soprattutto un vino straordinario che il territorio toscano ci regala sin dai tempi del Medio Evo.

Il Brunello nasce ed è di Montalcino, comune della provincia di Siena che si trova nella Toscana sud-orientale. Il territorio di produzione ha una superficie 243,62 chilometri quadrati.
Ma non vogliamo focalizzarci sulle caratteristiche del luogo ma bensì su quelle del vino.

Il Brunello di Montalcino è un vino rosso DOCG a Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Ma cosa serve per potersi chiamare Brunello oltre che ad appartenere ad un territorio specifico.

La prima caratteristica è senza dubbio legata all’uva:
100% SANGIOVESE

Per produrre Brunello, si può solo ed esclusivamente utilizzare uve Sangiovese. Nel Medioevo il nome Brunello venne dato a Montalcino ad una varietà di Uva. La Commissone Ampelografica di Siena nel 1879 definì che quel Brunello e Sangiovese erano la stessa cosa. Nacque quindi a Montalcino il nome Brunello dettato dalla produzione di un vino di uve Sangiovese in purezza.

Brunello di Montalcino, tappo in sughero.

Cosa chiede il Disciplinare?
Le regole imposte per la produzione e le caratteristiche alle quali deve corrispondere il vino per poter essere chiamato Brunello di Montalcino:

  • terreni geocronologicamente attribuiti ad un intervallo di tempo che va dal cretaceo al pliocene
  • giacitura collinare
  • altitudine non maggiore ai 600m sopra il livello del mare
  • esposizione al sole adatta ad una corretta maturazione delle uve
  • densità dell’impianto minima di 3000 ceppi/ha
  • forme di lavorazione e sistemi di potatura che non danneggino o alterino le caratteristiche peculiare de l’uva e di conseguenza del prodotto finale, il vino.
  • assolutamente vietata ogni pratica di forzatura
  • tasso alcolico minimo 12% (non è un problema questo)

Il periodo di affinamento:
Il Brunello di Montalcino, se tale vuole esser chiamato deve affinare almeno due anni in botti di rovere (qualsiasi dimensione) e almeno altri 4 mesi in bottiglia. Non può essere messo in commercio prima del 1 gennaio dell’anno successivo al termine dei cinque anni calcolati considerando il periodo della vendemmia.

Potrà inoltre appartenere alla categoria “Riserva” qualora fosse immesso in commercio il 1 gennaio dell’anno successivo al termine dei 6 anni calcolati considerando l’annata della vendemmia.
Il 6% del vino prodotto deve essere utilizzato per le colmature, solo ed esclusivamente per tali processi.

La vinificazione, conservazione, affinamento in legno, in bottiglia e imbottigliamento devono essere effettuate esclusivamente nella zona di produzione.

Bottiglie utilizzate per il brunetto: tipo bordolese, vetro scuro con tappo in sughero
Dimensioni: litri 0,375 – 0,500 – 0,75 – 1,5 – 3,0 – 5,0

Ai fini dell’utilizzazione della DOCG Brunello di Montalcino, il vino deve essere sottoposto alle analisi chimico-fisiche ed organolettiche previste dalla normativa vigente.

scritto da Carlo Marelli

 

I NOSTRI BRUNELLI: http://bit.ly/brunellodimontalcino

VINI TOSCANI: http://bit.ly/2jQHCJi

SALONE INTERNAZIONALE DEL VINO 18 FEBBRAIO – MILANO: http://www.livewine.it

Brunello di Montalcino, Col d’Orcia

Il Metodo Classico

decanter

Molte volte sentiamo parlare di Metodo Classico senza realmente sapere in cosa consiste e per quale motivo molti produttori adottano questo tipo di metodo per dare vita a quelle che vengono definite le migliori bollicine italiane.

Il metodo classico è un processo di produzione di vino spumante che consiste nella rifermentazione dei vini in bottiglia grazie all’introduzione di zuccheri e lieviti che producono l’effetto desiderato.

Il vino in bottiglia grazie alla rifermentazione acquisisce la tradizionale pressione garantita dall’anidride carbonica, comunemente per tutti noi tradotta in “bollicine”. Il processo può sembrare semplice ma ha bisogno di attenersi a determinati passaggi. Le bottiglie dopo un periodo di risposo in cantina si applicano alla fase di “remuage”, che consiste nel disporre le bottiglie in cavalletti appositamente realizzati che permettono ai colli di mantenere una posizione più bassa rispetto al fondo della bottiglia, e la continua rotazione periodica fa depositare le fecce dei lieviti sul tappo.

metodo classico

L’ultima fase della lavorazione consiste nel congelare il vino contenuto nel collo della bottiglia e nel togliere il tappo, in modo che fuoriesca in maniera naturale, spinto dalla pressione. Ora arriva il momento in cui il vino viene rabboccato con uno sciroppo di vino e zucchero. A seconda delle quantità di zucchero avremo vini differenti. Esempio, qualora lo sciroppo sia privo di zucchero si otterrà un vino spumante “pas dose”, e via discorrendo demi-sec o extra-brut.

Lo spumante verrà poi chiuso con il tradizionale tappo a fungo e la sua gabbia metallica, la quale evita la fuoriuscita del tappo per via della pressione. Il Metodo classico molte volte può anche essere chiamato metodo tradizionale o metodo della rifermentazione in bottiglia che sarà sempre opposto al metodo charmat in cui la rifermentazione avviene in autoclave.

La nostra selezione:
Metodo Classico —> http://bit.ly/2ktdua0

Nella botte piccola c’è veramente il vino buono?

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Dal latino buttis, nasce il termine “botte”, molto più comunemente un contentitore di legno che noi tutti conosciamo costituito da doghe cerchiate e curve che donano una forma vagamente cilindrica. Sin dall’antichità questi contenitori venivano utilizzati per la conservazione, la maturazione e l’invecchiamento di vino, birra e liquori.

Nel corso degli anni lo studio e la ricerca hanno portato in molte cantine di tutte il mondo, osiamo dire forse in quelle più giovani ma non solo ad adottare metodi di affinamento che escludessero le botti in legno e ad adottare metodi più innovatici utilizzando l’acciaio. Ma non vogliamo soffermarci troppo su questo che è dettato da scelte aziendali.

Uno dei motivi principali per i quali le aziende decidono di abbandonare le botti o di usarne in piccole quantità riguarda senza dubbio i costi elevati per l’acquisto, la manutenzione e la quantità che andremo a vedere tra poco.

Parliamo del legno di queste botti e di quale viene maggiormente utilizzato per l’invecchiamento del vino. Il migliore è quello che deriva dalla quercia in particolare il “rovere”. Può capitare che si usi anche castagno, robinia e acero.

Uno dei vantaggi che offre la botte è lo scambio gassoso con l’ambiente esterno che favorisce l’invecchiamento del vino e un mantenimento della qualità. Uno degli svantaggi è invece che il legno vecchio delle botti è spesso fonte di contaminazione batteriche e di cattivi sapori.

Proprio per questo motivo entra in gioco la manutenzione delle botti per i vini di alta qualità. Per quanto riguarda una botte nuova è sufficiente utilizzare dell’acqua bollente con del sale grosso, mentre per le botti più vecchie si tende a utilizzare del vino caldo per il lavaggio.

La differenza tra botte grande e barrique.
Rispetto alla barrique con contiene 225 l., le botti grandi di 1000l. (10hl) hanno dei vantaggi da non sottovalutare. All’interno di una barrique il vino prende le caratteristiche del legno diventando più vellutato e morbido, mentre in una botte grande date le grandi dimensioni viene rispettato maggiormente il sapore e le caratteristiche dell’uva e di conseguenza del vino.

Abbinare il vino con il formaggio

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Codificare gli abbinamenti vini-formaggi è un’impresa ardua e non priva di rischi, in quanto ogni formaggio meriterebbe un discorso minuzioso, potendo esaltarsi con un particolare vino e riuscendo ad esaltarlo. Di rado si imposta un pranzo od una cena esclusivamente a base di formaggio; il più delle volte questo viene servito in tavola quando si è già scelto il vino da abbinare con le portate precedenti e bisognerebbe quindi procedere in successione con i vini degustati.

Quelli qui sotto elencati sono alcuni dei criteri adottati dalla Associazione Italiana Sommeliers.

Formaggi freschi non salati:
Vini bianchi, meglio se ricchi di glicerina o con residui zuccherini, dal profumo leggere, rotondi, mediamente freschi, leggermente caldi.

Formaggi freschi salati:
Vini rossi non molto impegnativi, dal profumo leggero, moderatamente morbidi e moderatamente freschi, appena tannici, leggermente caldi.

Formaggi a pasta molle:
Vini rossi di buon corpo e buona personalità, con dei profumi abbastanza intensi, moderatamente morbidi e moderatamente freschi, abbastanza tannici, leggermente caldi.

Formaggi a pasta dura non cotta:
Vini rossi giovani, dal profumo tenue, moderatamente morbidi, discretamente freschi, appena tannici, leggermente caldi.

Formaggi a pasta dura cotta e poco stagionati:
Vini rossi di buon corpo, dal profumo intenso, equilibrati, moderatamente sapidi, abbastanza tannici, abbastanza caldi.

Formaggi a pasta dura cotta, molto stagionati:
Vini rossi di grande struttura ed invecchiati, dal profumo abbastanza intenso, molto equilibrati, sapidi, giustamente tannici e caldi.

Formaggi a pasta erborinata:
Vini rossi di notevole gradazione e tannicità, dal profumo abbastanza intenso, abbastanza equilibrati, molto tannici, molto caldi

Formaggi caprini:
Grandi vini rossi ricchi di profumi

Formaggi caprini giovani:
Vini bianchi freschi e leggeri, dal profumo leggero, appena morbidi, giustamente freschi e caldi

Formaggi caprini stagionati:
Vini rossi invecchiati di grande struttura, dal profumo intenso, mediamente equilibrati e sapidi, abbastanza tannici, molto caldi.

Di seguito alcuni possibili abbinamenti che puoi anche cercare qui:

Asiago Fresco : Cabernet Superiore di Breganze – Merlot del Piave – Valpolicella – Grave del Friuli  – Refosco dal peduncolo rosso – Biferno Rosato
Stagionato : Cabernet Superiore di Colli Euganei – Cabernet Colli Berici – Piave Cabernet
Bitto Valtellina Superiore – Inferno – Valtellina Inferiore – Sassella – Aglianico del Vulture
Bra Tenero : Chardonnay Langhe – Barbera d’Alba giovane – Dolcetto delle Langhe Monregalesi – Cerasuolo di Vittoria
Duro : Fiano di Avellino – Barbera d’Alba – Dolcetto d’Alba – Nebbiolo d’Alba – Salice Salentino
Caciocavallo Silano Bianco – Chardonnay – Cirò classico rosso – Aglianico del Vulture – Orvieto classico (abboccato)
Affumicato – Falanghina – Rosè di Riviera
Canestrato Pugliese Locorotondo – Rosa del Golfo – San Severo bianco – Cabernet – Cabernet – Cacc’è mmitte di Lucera – Squinzano – Salice Salentino – Chianti
Casciotta d’Urbino Chianti – Fiano di Avellino – Greco di Tufo – Rosso Piceno  – Sangiovese dei Colli Pesaresi – Torgiano Rosso – Vino Nobile di Montepulciano
Castelmagno Barbaresco – Barolo – Nebbiolo d’Alba invecchiato – Brunello di Montalcino
Fiore Sardo Meno stagionato : Chianti – Nebbiolo d’Alba – Rosè d’Alghero – Cannonau di Sardegna Capo Ferrato
Molto stagionato : Cannonau di Sardegna Oliena – Malvasia di Bosa – Mandrolisai
Fontina Chianti – Dolcetto d’Ovada – Ender d’Arvier – Gamay – Marzemino – Riesling – Valle d’Aosta Donnas – Valle d’Aosta Petit Rouge
Formai de Mut Botticino rosso – Dolcetto d’Alba – Refosco – Rosso di Montepulciano – Valcalepio – Capriano del Colle Rosso – Franciacorta Rosso
Gorgonzola Amarone – Barbera d’Asti – Chardonnay – Pinot Nero – Marsala Vergine – Bramaterre – Ghemme – Picolit – Sauternes
Grana Padano Come aperitivo : Barbaresco – Chardonnay – Franciacorta – Marzemino – Pinot Spumante
Fine pasto : Oltrepò Pavese o Bonarda – Gutturnio – Teroldego Rotaliano
Montasio Fresco : Pinot Bianco Collio – Tocai Colli Orientali del Friuli – Grave del Friuli – Collio Goriziano -Pinot Bero
Stagionato : Amarone – Chianti – Merlot Isonzo – Refosco C.O.F. – Breganze Pinot Nero – Schioppettino
Monte Veronese Barbaresco – Bolla – Chianti
Mozzarella di Bufala Campana Falanghina Sant’Agata dei Goti DOC – Ischia Biancolella DOC Asprigno di Aversa – Falerno del Massico
Murazzano Barbera d’Alba – Dolcetto d’Alba – Dolcetto di Ovada  – Ruchè di Castagnole Monferrato
Parmigiano Reggiano Barolo – Colli di Parma Malvasia secca Spumante – Cuvee Imperiale Berlucchi – Lambrusco – Rosato del Salento – Chianti Classico – Colli di Parma Rosso – Monica di sardegna
Pecorino di Fossa Pignoletto Passito d.o.c. Colli Bolognesi sottozona Colline di Oliveto
Pecorino Romano Cannonau – Corvo Rosa – Orvieto Classico – Rosso di Montalcino – Velletri rosso – Cesanese del Piglio – Carignano del Sulcis Rosso
Pecorino Sardo Barolo – Brunello da Montalcino – Cannonau – Vermentino di Gallura – Monica di Sardegna – Carigano del Sulcis Rosso
Pecorino Siciliano Chianti – Corvo Rosso – Marzemino – Marsala (Vergine) – Etna Rosso – Cetrasuolo di Vittoria
Pecorino Toscano Fresco : Dolcetto d’Alba – Refosco – Santa Cristina – Parrina Bianco – Vernaccia di San Gimignano – Bianco di Pitigliano
Stagionato : Barolo – Brunello da Montalcino – Chianti – Carmignano
Provolone Valpadana Dolce : Barbera – Cabernet – Oltrepò Rosso – Riviera del Garda Bresciano Rosso – Sangiovese
Piccante : Chianti – Nebbiolo d’Alba – Taurasi – Ghemme – Taurasi
Quartirolo Lombardo Botticino – Fiano di Avellino – Lugana – Rosato del Salento – Terre di Franciacorta Bianco
Ragusano Marsala (Vergine) – Etna Rosso – Cerasuolo di Vittoria – Faro Rosso
Raschera Dolcetto d’Alba – Gavi – Merlot – Barbera d’Alba – Dolcetto delle Langhe Monregalesi – Dolcetto di Diano
Robiola diRoccaverano Barbera d’Asti – Barbera di Monferrato – Dolcetto di Ovada – Grignolino d’Asti
Taleggio Fresco : Sauvignon – Terre di Franciacorta Bianco –
Stagionato : Terre di Franciacorta Rosso – Valcalepio – Valtellina Superiore Sassella
Toma Piemontese Chianti – Corvo – Dolcetto d’Alba – Barolo – Carema – Cabernet dei Colli Euganei
Valle d’Aosta Fromadzo Grignolino d’Asti – Rosso di Montepulciano
Valtellina Casera Grignolino d’Asti – Merlot – Rosso di Montalcino